Quello che stiamo vivendo nelle ultime settimane è considerata l’ondata di calore marino peggiore rispetto anche a quelle del 2015-2019. Infatti, i mari italiani sono diventati oltre 5 gradi più caldi della media stagionale. Tale anomalia termica continua ininterrottamente da maggio, candidando cosi il Mediterraneo a superare anche le temperature del torrido 2003, quando l’eccesso di caldo assorbito dalle acque provocò danni ingenti agli ecosistemi.
L’ondata di calore marino in corso dura ormai da più di 70 giorni e colpisce soprattutto il Mediterraneo centrale le coste spagnole ad Occidente. Questo dato emerge dalle mappe pubblicate il 30 luglio dal sistema europeo di rilevazione satellitare noto come “ Copernicus” .
La temperatura media delle acque, nel mese di luglio è stata registrata intorno ai 27°C, contro il valore medio stagionale normale di 24-26°C. Ma alcune “sacche” molto estese sono ancora più bollenti. Specialmente nei pressi delle isole Baleari e tutti i mari italiani, ad eccezione dell’Adriatico, dove l’anomalia termica raggiunge regolarmente i 5°C rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Ma la vera domanda da porsi è quale impatto avrà questo caldo anomalo sugli ecosistemi marini?
Purtroppo, sulla base delle ultime due ondate di calore più intense, registrate tra il 2015 e il 2019, gli scienziati ritengono possibile che si verificheranno degli eventi di moria di massa in alcune zone del Mediterraneo.
Il primo fattore che influenza questa problematica è la durata. Più tale ondata di calore marino si protrae nel tempo, più è probabile che si registrino elevati tassi di mortalità. Infatti, anomalie termiche così pronunciate, non interessano soltanto la parte superficiale dei mari ma si riversano anche più in profondità lungo la colonna d’acqua. Tale ondata può raggiungere anche i 45 metri di profondità. Nell’ultimo lustro degli anni ’10, il caldo in eccesso ha avuto impatti su almeno 50 specie diverse.
Secondo uno studio del 2019, poi, entro il 2100 il mare registrerà probabilmente almeno un’ondata di calore marino di lunga durata ogni anno, che può avere inizio a giugno e prolungarsi fino ad ottobre.
Le istituzioni mondiali provano a prendere provvedimenti il prima possibile. Infatti dal 28 luglio 2022, la lista dei diritti umani ne conta ufficialmente uno in più. Con un voto storico, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha sancito che vivere in un ambiente sano è uno dei diritti fondamentali dell’umanità, al pari del diritto alla vita, della libertà di opinione, del diritto all’educazione e al lavoro.
“Questa risoluzione invia un messaggio: nessuno può portarci via la natura, l’aria e l’acqua pulite o un clima stabile, almeno non senza combattere”
Queste le dichiarazioni di Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep, l’agenzia Onu per la protezione ambientale.
Il cambiamento climatico e il degrado dell’ambiente sono le minacce più gravi per il Pianeta, riconosce la decisione votata in plenaria a New York.
Per questo gli stati devono intensificare gli sforzi per garantire a tutti l’accesso a un ambiente “pulito, sano e sostenibile” per tutti noi cittadini.
Ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte, per garantirci un futuro ecosostenibile per noi e per le prossime generazioni.



