L’Italia si prepara al voto delle elezioni politiche di domenica prossima 25 settembre. Un voto complesso, determinato dall’improvvisa caduta del Governo Draghi. La politica e i politici non erano preparati ad una campagna elettorale così repentina e in molti hanno improvvisato schieramenti e programmi.
Al di là di ogni previsione sul voto e dei partiti in campo, un solo dato al momento è certo: la maggior parte dei giovani è e si definisce “ambientalista”. Lo dice uno studio degli elettori fra 18 e 24 anni dell’istituto di ricerca SWG per Italian Tech, il content hub del gruppo GEDI. Lo dimostrano le manifestazioni che i giovani attivisti mettono in campo ormai da alcuni anni, sfociate negli ultimi mesi in gesti di “disobbedienza civile non violenta”: i blocchi stradali a Roma, l’intervento alla finale dei mondiali di Beach volley femminile, l’interruzione della prima di Madama Butterfly al Puccini Festival, le irruzioni nei musei italiani e le staffette dello sciopero della fame, talvolta fino all’ospedalizzazione.
I giovani sono consapevoli di essere l’ultima generazione in grado di poter cambiare un decorso che altrimenti rischia di rivelarsi apocalittico, soprattutto per le conseguenze dei cambiamenti climatici e per la carenza di risorse natura li di cui il pianeta è stato depredato dalle generazioni precedenti. Per i giovani quindi obiettivo prioritario del nuovo governo, di qualsiasi colore esso sarà, sarà la salvaguardia dell’ambiente, azioni immediate per una transizione ecologica vera e non di facciata.
Un’attitudine ambientalista, quella dei nostri giovani, che fa ben sperare nel futuro. Fa ben sperare soprattutto le tante aziende che da generazioni sono impegnate a garantire un mondo più pulito, raccogliendo e trasformando i rifiuti in risorsa, combattendo quotidianamente con una burocrazia troppe volte lenta e asfissiante.
Transizione ecologica ed Economia circolare dovranno essere dunque la priorità dell’agenda del nuovo governo secondo i nostri ragazzi. È questa l’ultima occasione per invertire la rotta delle catastrofi naturali, ma è anche l’occasione per i nostri politici di dimostrare di ascoltare realmente le istanze giovanili. Perché se i giovani continueranno a non sentirsi considerati e ad allontanarsi dalla politica non andranno più a votare e il loro astensionismo sarà una sconfitta per tutti.



