Si è appena conclusa, sotto la presidenza dell’Egitto, a Sharm el-Sheikh, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, conosciuta come COP27.
Dopo 2 settimane di negoziati intensi, i rappresentanti degli oltre 200 paesi presenti hanno approvato il documento finale della Conferenza delle Parti, nella riunione plenaria conclusiva, che si è protratta fino a tarda notte.
Di seguito in sintesi i punti salienti dell’accordo:
- La novità principale è la decisione storica di istituire il “loss and damage”: un fondo per i ristori per le perdite e i danni del cambiamento climatico nei Paesi più vulnerabili. Viene inoltre previsto un sistema di primo allarme per gli eventi meteorologici estremi in tutti i paesi del mondo.
- Il documento conferma l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali.
- Si sottolinea l’importanza della transizione alle fonti rinnovabili e si auspica l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili. Ma il documento chiede soltanto la riduzione e non l’eliminazione della produzione elettrica a carbone e non dice nulla sulla pur necessaria riduzione o eliminazione dell’uso degli altri combustibili fossili.
- I Paesi sviluppati dovrebbero raggiungere emissioni nette negative, avendo questi maggiori capacità finanziarie e tecnologiche per guidare la riduzione delle emissioni a livello mondiale. Ma per arrivare a zero emissioni nette nel 2050 sarà necessario investire, fino al 2030, 4.000 miliardi di dollari all’anno in rinnovabili e altri 4-6.000 miliardi di dollari in economia a basse emissioni. Per questo, il documento della Cop27 chiede di aumentare se non addirittura di raddoppiare i fondi sull’adattamento al riscaldamento globale.
- Risulta indebolita la tutela di oceani, foreste e della biodiversità in generale, rispetto agli incontri precedenti.
- Nella lotta alla crisi climatica, la Cop27 riconosce il ruolo fondamentale di giovani, donne e comunità indigene
L’Unione Europea e l’ONU hanno espresso chiaramente le rispettive delusioni per l’Accordo finale della Conferenza, definito “poco ambizioso” per un mondo che ha bisogno invece di fare passi da gigante immediati contro il riscaldamento globale e in risposta alla crisi climatica a tutela della popolazione mondiale.
Occorre certamente essere più coraggiosi e superare la paura della transizione, le preoccupazioni relative ai costi del cambiamento per ritrovare una nuova spinta al prossimo appuntamento della COP 28 in programma nel 2023 negli Emirati Arabi.



