Oggettoteche, nuove strategie per la tutela ambientale

28,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Questo è il quantitativo di rifiuti prodotti in Italia secondo il report ISRPA per l’anno 2020 e pubblicato nell’anno successivo.
Questo numero è talmente grande che è davvero inimmaginabile e chi sa a quante montagne e colline di rifiuti potrebbe essere rappresentato! 


Molto spesso accade che le persone si disfano di oggetti ancora nuovi oppure utilizzati solo pochissime volte e non solo. Molte volte tanti oggetti vengono anche dimenticati chiusi nei mobili e conservati in luoghi remoti come cantine o soffitte, dove purtroppo vengono dimenticati per anni ed anni. 


Leggendo questa descrizione verrebbe da chiederci: 

“Che problema c’è? Non posso tenere un oggetto chiuso in un armadio, in casa mia? A chi reco danno? “


Tutte queste domande, che sembrano avere una risposta “innocente” in realtà, non tengono in considerazione il fatto che ogni oggetto, inanimato, possiede una sua impronta ecologica (legata alla realizzazione, alla catena di trasporto e vendita e poi ad un futuro smaltimento). 

A causa della pandemia, del fatto che dovevamo restare chiusi in casa, si è trovato il tempo per poter riprendere questi oggetti e riflettere sulla loro reale presenza nelle nostre case. Si è sviluppata proprio in questo periodo una nuova tendenza consumistica, ovvero quella del “second hand” o riutilizzo di oggetti di seconda mano che possono essere venduti attraverso piattaforme dedicate e si va dai settori più diversi e disparati: abbigliamento, arredamento per la casa ma anche tecnologico e automobilistico. 

Il mercato del second hand, può rispondere in effetti, in maniera pronta allo spreco per ridare vita ad oggetti che per alcuni sono considerati inutili ma che possono essere riutilizzati da altri.

Ci sono poi altre strategie che possono essere messe in campo come quelle delle “oggettoteche”. 

Il principio è quello di condivide e non di acquistare, direzionando la cultura e la società verso la teoria dell’uso e non del possesso di un bene. Se abbiamo bisogno di un oggetto per un tempo limitato e circoscritto allo svolgimento di determinate attività questa può essere davvero una soluzione vantaggiosa in termini di impatto ambientale ed economico. 

L’idea nasce dall’osservazione proprio del concetto di condivisione di cultura e sapere. Come sono nate le biblioteche, dove chiunque può leggere e consultare libri senza doverli acquistare, così, nascono le “oggettoteche”. 

Al loro interno è possibile trovare beni di uso comune di tante tipologie, dagli attrezzi da lavoro al giardinaggio, giochi da tavolo, beni per l’infanzia, strumenti musicale, insomma di tutto e di più. 

Per poter usufruire di questi oggetti è necessario un tesseramento ed un piccolo contributo per il mantenimento dello stato ordinato degli oggetti. 

In Italia è una pratica che si sta ancora sviluppando e per ora di posti fantastici come questo ce ne sono ancora pochi, tra cui risaltano quello di Bologna e quello di Palermo. 

Oltre alle “oggettoteche” stanno nascendo anche le “stoviglioteche”, con l’obiettivo di dire basta all’uso del monouso in plastica e diminuirne l’incontrollato inquinamento nell’ambiente.
Si tratta di stoviglie lavabili e riutilizzabili come piatti, bicchieri, posate.

Idee e soluzioni tutte dedicate alla salvaguardia del pianeta, nostro primario obiettivo e linea guida di ogni nostra azione. 

A cura di Martina Astone

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