Deposito temporaneo dei rifiuti. Qual è la corretta applicazione del limite quantitativo e/o temporale?

Il D. L.gs del 3 settembre 2020, n. 116 ha rinnovato la definizione di deposito temporaneo che era contenuta nell’art. 183 lett. bb) del D.L.vo 152/2006 e ha, inoltre, inserito una nuova disposizione interamente dedicata all’istituto in esame, ossia l’art. 185 bis, rubricato “Deposito temporaneo prima della raccolta”.
In particolare al comma 2 lettera b) dell’art. 185 bis è stabilito che i rifiuti sono raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento seconda una delle seguenti modalità alternative:

  • con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
  • quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30m3 di cui al massimo 10m3 di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il suddetto limite all’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore all’anno.
    E’ bene evidenziare anche che il comma 3 dell’art. 185 bis, precisa espressamente che il deposito temporaneo prima della raccolta non necessita di nessuna autorizzazione da parte dell’autorità competente, fermo restando le specifiche caratteristiche dei rifiuti che potrebbero essere assoggettate ad altre discipline quali quelle in materia di sicurezza per la salute e antincendio ai sensi del D.P.R. 151/2011. Ciò che nell’ultima versione della norma in commento è stato evidenziato è la facoltà rimessa al produttore di scegliere tra l’invio dei rifiuti a recupero o smaltimento con cadenza almeno trimestrale (rispettivamente per i rifiuti pericolosi e quelli non pericolosi), ovvero l’invio connesso al raggiungimento dei 30 m3 dei rifiuti in deposito, di cui al massimo 10 m3 di rifiuti pericolosi. Pertanto, il produttore può scegliere se gestire il deposito temporaneo secondo il criterio temporale ovvero il criterio del quantitativo in deposito raggiunto; scelta che, naturalmente, è condizionata dalla quantità e “qualità” di rifiuti prodotti e dalle esigenze operative aziendali, nonché dalle aree adibite a deposito temporaneo, spesso vincolate da oggettive necessità di spazio. Una soluzione, quest’ultima, che del resto risulta in linea con il disposto di cui all’art. 178, D.L.vo 152/2006, il quale richiede che la gestione dei rifiuti sia svolta “secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza, fattibilità tecnica ed economica”.
    Pertanto si consiglia di indicare già al momento della registrazione la modalità gestionale scelta nello spazio riservato alle “annotazioni” del Registro C/S (criterio volumetrico o criterio temporale) per ogni singolo codice CER prodotto per addivenire alla corretta lettura della previsione che ammette (anche se solo implicitamente) l’alternanza dei due criteri in commento.

A cura dell’Ing. Antonio Mozzillo